BEPPE IANNOZZI

 

 

- Beppe Iannozzi: scrittore, giornalista e critico letterario. Cosa rappresenta per te la parola, sia scritta che parlata?

 

Le parole significano sempre qualcosa. Non esiste una parola che sia priva di significato. In maniera assai riduttiva, potremmo dire che le parole sono dei segni che utilizziamo per farci comprendere dai nostri simili. Ci sarebbe bisogno di un approfondimento semiologico, ma, per ovvie ragioni, ciò non è possibile. Il punto è che il discorso non lo si può esaurire con una frase ad effetto, ragion per cui dirò qual è per me l’importanza della parola sia essa scritta o portata a voce. I nostri pensieri sono catene di parole e i pensieri la nostra anima, l’unica che abbia un peso, un significato verificabile e interpretabile.

 

 

- Tra i vari libri che hai pubblicato, a quale sei più legato?

 

Una volta scritti i libri diventano dei figli da amare, o da odiare anche, a patto che ci sia qualcuno disposto a leggerli. Il libro a cui sono più legato è quello che non ha ancora un editore, “Il tormento”, un romanzo storico ambientato tra la Prima e la Seconda Guerra mondiale. Non uscirà a breve. Il mercato editoriale, oggi come oggi, chiede ai propri autori libri leggeri, narrativa “usa e getta”. Molto legato sono a “Fiore di passione”, una raccolta poetica autopubblicata: in questo caso, per la prima e ultima volta, mi sono detto poeta.

 


- Secondo te la lettura di un buon libro aiuta a sconfiggere la solitudine dell’animo?

 

Un libro? No, non sconfigge la solitudine. Al limite può lenire il senso di solitudine che, bene o male, ci portiamo dentro. Ma terminata la lettura non ci si illuda di essere meno soli o di essere degli uomini migliori. Un buon libro non porta degli insegnamenti e nessun scrittore con un po’ di sale in zucca sente il bisogno di insegnare qualcosa al prossimo attraverso una pretesa artistica. Oggi poi, forse più di ieri, scrivere per essere liberi può portare lo scrittore dritto in prigione, alla morte anche. La libertà di espressione è poca cosa, ahinoi. La Storia si ripete: a brevi periodi di riscoperto illuminismo sempre seguono lunghi periodi di oscurantismo.

 

 

- Hai scritto numerose raccolte di poesie. Dal tuo punto di vista la poesia è compresa e amata anche dalle nuove generazioni, o purtroppo rischia di diventare un genere di nicchia per pochi estimatori?

 

Ho scritto poesie, troppe. Continuo a scriverne, più per esercizio dei sentimenti però. La poesia non ha alcun mercato e non ha nemmeno un suo pubblico. I pochi che ancor oggi leggono poesia o sono dei sognatori o dei disgraziati, che dalla vita hanno avuto poco o niente. Il problema è che la maggior parte di chi oggi fa o crede di fare poesia, purtroppo non ha la benché minima idea della poetica di Orazio, Catullo, Virgilio, etc. etc. Tutti oggi fanno poesia e non c’è uno che non si dica vate nazionale, che non reclami il serto e la corona di spine pure. La poesia però, i tanti sedicenti poeti non la leggono neanche se li investe per sua distrazione. Ecco spiegato il motivo per cui è da idioti assoluti dirsi poeti o stupratori di professione.

 

 

- Tra le grandi opere letterarie del passato quale vorresti aver scritto?

 

Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes. E’ il primo romanzo moderno, summa di tutte quelle tematiche che, nel corso dei secoli, gli scrittori riprenderanno per adattarle alle loro proprie necessità. E’ il Don Chisciotte la bibbia della cultura occidentale.

 

 

 

Piccola biografia

 

Iannozzi Giuseppe detto Beppe, classe 1972, torinese, giornalista regolarmente iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, è critico letterario e scrittore.


Numerosi i libri pubblicati, tra cui:
Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni); La lebbra (Il Foglio letterario);
Fiore di passione (raccolta poetica autopubblicata); La cattiva strada per Cicorivolta Edizioni;
Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).

Ha inoltre curato il volume biografico Io ti sparo di Celeste Bruno per i tipi Cicorivolta. Ha scritto introduzioni e critiche per Profumo di pesca di Kyara (Cicorivolta edizioni), per il nuovo romanzo di Francesco De Nigris Gehenna e per i romanzi di Felice Muolo.

 

Degni di nota i numerosi interventi critici e interviste a diversi autori e artisti.

 

 

Intervista a cura di Giovanna Amoroso - 22 febbraio 2016