PER ELISA - Carla Menon

 

 

 

Quel pomeriggio, Elizabeth terminò prima del previsto la lezione di violino, crucciata per l’ennesimo rimprovero della signora Margaret. A lei per la verità piaceva molto di più farsi chiamare Elisa, così l’aveva denominata una persona speciale, incontrata qualche anno prima durante una vacanza trascorsa nella splendida Venezia, in un palazzo del Settecento, un tempo di proprietà dei dogi Foscarini. La residenza era stata venduta dal doge per pagare un grosso debito di gioco causato dal figlio minore, Enrico, che purtroppo non riuscì a estinguerlo del tutto nemmeno con i proventi ricavati da una villa di proprietà della famiglia, nei pressi di Padova. Tre giorni dopo il fattaccio lo trovarono seminudo e con una grossa ferita, provocata probabilmente da un corpo contundente, in una calle nei pressi di Campo Santa Margherita. Il vecchio doge Foscarini, invece, si ritirò con la moglie, mezza cieca, in un casale non lontano dalla bellissima villa che adornava, come molte altre antiche residenze patrizie veneziane, la Riviera del Brenta.

Il nuovo proprietario era diventato nel frattempo un Lord inglese, George Baker, della contea di Stratford, amico intimo del padre di Elisa, uno dei più rinomati compositori di musica per violino e pianoforte, appassionato soprattutto di Ludwig van Beethoven.

M’inebriai come se stessi inneggiando agli dei quando lo sentii, qualche anno fa a Vienna, suonare una delle sue composizioni più note, Per Elisa: ineguagliabile, sublime armonia, ambrosia per gli dei. Mi considero un dilettante rispetto al grande maestro, nonostante le ovazioni di pubblico che ricevo a ogni concerto”. George Baker pronunciò la frase stranamente con soddisfazione, come non accadeva da qualche tempo.

Siete bravissimo, mister George. Miss Margaret, invece, è una brutta vecchia che vuole che suoni Beethoven come una grande musicista”. Rispose, la ragazzina, lasciando trapelare una certa emozione.

Sbagli Elisa. Non ti sei mai chiesta perché Miss Margaret sia così dura con te? Io credo che abbia intuito sul serio il tuo vero talento. Ti ho ascoltato l’altro giorno mentre suonavi nella sala da pranzo. Non ti eri accorta della mia presenza perché mi ero nascosto dietro la tenda di broccato. Ho lasciato che terminassi. Ti avrei impaurito se fossi comparso all’improvviso come un furfante in cerca di soldi, che aspetta il momento opportuno per agire indisturbato”. Aggiunse, persuaso che si trattasse della verità.

Piccola mia, quando tornerai in Inghilterra, ricordati di quello che il vecchio George ti ha detto oggi. “Per Elisa”, dovrai impararla a suonare come Lui, non come me. Ricordalo, sempre. Forse non ti ho detto che mia figlia si chiamava come te in ricordo di mia madre, grande violinista dell’orchestra del Teatro La Fenice. Domani ti farò conoscere il nuovo Direttore: è un mio carissimo amico con cui ho condiviso gli anni più belli della mia giovinezza. Mi devi promettere però che suonerai davanti a lui, senza indugio. So che ce la puoi fare, anche se hai solo dieci anni”.

Elisa, in realtà, pareva distratta: ogni tanto si voltava verso il balcone che dava sul Canal Grande, richiamata dalle voci chiassose dei gondolieri in procinto di attraccare le loro gondole dalla forma elegante, per far scendere l’ennesimo ospite illustre. Un uomo, in realtà, attendeva da un pezzo sulla banchina, piuttosto stizzito del ritardo, in compagnia di due giovani, che continuavano a pavoneggiarsi e a strillare perché un colombo aveva appena lasciato del guano sopra le loro teste.

Due attricette … Ecco che cosa siete, indegne persino a recitare in una commedia da quattro soldi. Devo essere alla Fenice entro mezz’ora. Mi faccia salire e lasci stare queste due stupide. Se vogliono venire a teatro, attenderanno la prossima gondola”. Disse piccato l’uomo al gondoliere attratto dalla più giovane che esibiva un seno procace, trattenuto a stento da un corpetto troppo stretto in vita.

Mister George, potrei uscire sul balcone per qualche minuto? Ho bisogno di prendere una boccata d’aria”. Gli chiese nel frattempo Elisa, dirigendosi verso il terrazzo, appena in tempo per assistere alla bizzarra scena, portandosi con sé il violino che prima aveva appoggiato su una poltroncina di velluto azzurro.

Non c’è bisogno che ti porti appresso il violino. Non vorrei che per sbaglio, magari sporgendoti un po’ troppo dal poggiolo, finisse in acqua o peggio ancora sulla testa di qualcuno”.

Starò attenta, glielo giuro”. Lo rassicurò, sorridendogli.

Elisa appoggiò il violino sotto il mento, com’era solita fare quando doveva prepararsi alla lezione con Miss Margaret, prese l’archetto e cominciò a suonare con maestria, come se conoscesse alla perfezione la partitura musicale.

Si fermi accidenti! Voglio conoscere la persona che sta suonando una delle mie composizioni preferite, “Per Elisa”. Non m’importa più adesso se arriverò in ritardo al concerto. Possono attendere un vecchio musicista come me venuto dalla fredda Germania”. Gridò il grande Ludwig van Beethoven al gondoliere, che prontamente fermò la gondola, proprio sotto il balcone del palazzo di George Baker. Ignorando chi fosse l’uomo che aveva deciso di fare la sua conoscenza, Elisa continuò a suonare finché un grido agghiacciante proveniente dalla gondola, su cui si trovava il celeberrimo compositore, la obbligò a fermarsi”.

Elisa?” Urlò Mister George. Un unico pensiero lo assalì in quel momento: qualcosa d’irreparabile doveva essere accaduto alla sua piccola ospite.

Sono qui e anche il mio violino. Non è stata colpa mia… Glielo giuro. Cercherò di suonare il pezzo fino alla fine, la prossima volta”.

 

Carla Menon

 

 

 

L'OPERA PRIMA - Carla Menon

 

 

La carrozza si fermò davanti al Teatro Regio: il cocchiere, un uomo dall’aspetto imponente con un capp ello a cilindro nero, sulle spalle un pastrano dello stesso colore che lo ricopriva fino a metà polpaccio, scese dal cocchio non senza essersi guardato prima intorno con sguardo circospetto. Estrasse dalla tasca del panciotto l’orologio per controllare l’ora. Mancavano pochi minuti alle ventuno. Lo spettacolo avrebbe avuto inizio mezz’ora dopo. Non c’era fretta. L’attesa si poteva protrarre ancora, prima del suo arrivo, ma la donna, che viaggiava all’interno della carrozza, non intendeva attendere un minuto di più il suo ingresso a teatro. Scostò la tendina, colpì con un colpo secco il vetro della porta costringendo a tal punto Ernesto a farla scendere subito.

Mi deve scusare signora, ma ho ricevuto ordini precisi. Dobbiamo aspettare ancora un po’ prima di entrare a teatro”. Le disse cercando di mantenere la calma.

Sei impazzito, Ernesto? Chi ti ha ordinato di agire in tal modo?”

Non posso rivelare l’identità di questa persona. Ho giurato che non l’avrei fatto nemmeno sotto tortura. In ogni caso, tra poco capirà la ragione del mio comportamento”. Disse con la voce impastata.

Non intendo attendere un minuto di più. Chiunque egli sia, credimi, non merita che io rimanga ad aspettarlo qui al freddo. I gentiluomini e le signore dabbene si comportano in altro modo, soprattutto con una donna del mio rango”.

Non insista, la prego”. Aggiunse il cocchiere, invitandola a risalire in carrozza.

Mi stai dicendo che dovrei rimanere qui all’addiaccio senza nemmeno essere stata informata a proposito? Lo spettacolo sta per iniziare e ci sono centinaia di persone che attendono il mio arrivo”. Aggiunse stizzita.

Come potrei permettermi di prendere in giro la mia signora? Preferirei morire che mancarle di rispetto. Non sto farneticando, anche se le sembrerà strano”. Il povero cocchiere non sapeva più come districarsi dal ginepraio in cui era precipitato.

La piazza stranamente era completamente deserta: la luce dei lampioni offuscata dalla nebbia, scesa all’improvviso, rendeva l’atmosfera alquanto lugubre. Com’era possibile se quella sera era stata programmata la prima de I masnadieri di Friedrich von Schiller, messa in musica dal celebre Giuseppe Verdi? Il debutto, in realtà, era avvenuto l’anno prima a Londra, al cospetto della regina Vittoria e il successo allora era stato straordinario. Che cosa poteva essere accaduto di così grave ma in particolare com’era possibile che tutti fossero stati informati della cancellazione dello spettacolo, tranne la signora ***?

Lasciami perdio! Non vedo l’ora di vedere la sua faccia. Sono sicura che si tratti del solito codardo. Temendo di esporsi, preferisce ricorrere a dei meschini sotterfugi persino con uno stalliere”.

Cocchiere, mi scusi signora”.

Non ha importanza. So soltanto di trovarmi in balia di uno scapestrato che deve aver perso il lume della ragione”. Rispose piccata.

Altera e minacciosa fece finalmente il suo ingresso in teatro, dove l’unica luce proveniva da una fessura del sipario. Luisa cercò un appiglio per procedere fino al palco, evitando di inciampare sullo strascico del vestito da sera tempestato di pietre azzurre come i lapislazzuli che ornavano il girocollo. Su un incarnato diafano brillavano come un diamante illuminato dalla luce del sole. Quando fu prossima alla scaletta, che l’avrebbe condotta sul soppalco, si sentì afferrare alle spalle e due enormi mani la bloccarono, spingendola contro la balaustra con una forza tale da toglierle quasi il respiro.

Sola e vittima di un fuorilegge, come uno dei protagonisti dell’opera di Schiller, Luisa si accingeva a recitare l’ultimo atto della sua vita.

Questa sera, cara Luisa, lo spettacolo è stato annullato. Il palco ti attende, come sempre, ma questa volta non danzerai per il pubblico, non accoglierai gli applausi scroscianti che un tempo ammiravi estasiata, con un inchino degno di una grande ballerina.”

Tu sai benissimo di cosa si tratta, ma ora non puoi dirmelo. La mia mano te lo impedisce, l’odio trabocca dalle mie viscere e sta per farti precipitare nell’abisso”.

Inerme come non era mai stata, provò a divincolarsi, ma fu inutile. Poi accadde l’irreparabile. I suoi occhi, sbarrati, rivelarono che il trapasso era imminente.

Mi avevi giurato amore eterno la sera della tua prima, in questo teatro, due anni fa, cercandomi con lo sguardo tra la folla. Eri la regina del palcoscenico, ma io ero consapevole che non saresti stata mai la mia. Del resto mi avevi detto pochi istanti prima di andare in scena: è un’opera prima.”.

Aspetta!”Avevi aggiunto con il tuo solito sorriso malizioso, per schernirmi”.

E rimarrà tale, cara Luisa.” Pronunciò con un filo di voce Ernesto, chinandosi a baciare la sua bocca carnosa da cui usciva un rivolo di sangue a suggellare l’ultimo atto.

 

 

 

Carla Menon

 

 

Carla Menon è nata nel 1963 a San Donà di Piave (VE) dove vive con la sua famiglia e dove insegna lettere al Liceo Scientifico Galileo Galilei.

 

Dal 2002 ha pubblicato diversi libri di poesia ed ha ricevuto vari riconoscimenti in premi e concorsi letterari. Nel 2011 ha esordito con il romanzo autobiografico La sfida di Clara e nel 2014 con il romanzo giallo L’ombra del passato. Nell’aprile del 2016 è uscito il suo terzo romanzo dal titolo La maledizione dell’artista.