RECENSIONI LIBRI

 

Radiofaro di Antonella Jacoli

 

Comunicare o non comunicare... questo è il problema. Grande dilemma dei giorni nostri.

 

 

Il radiofaro orientava le navi ai porti e ancora oggi gli aerei all’atterraggio.

 

Qui si fa metafora di comunicazione.

 

Chi chiama e chi risponde?”

 

 

Molto chiara l'introduzione alla silloge poetica RADIOFARO, scritta dalla poetessa modenese Antonella Jacoli.

 

Le liriche descrivono forti emozioni che legano tra loro sentimenti apparentemente lontani; che scavano, spietate e realiste, nella sfera più intima e segreta nell'animo umano.

 

Angoscia, gioia e dolore... ma poca speranza. Il “tutto” in un insieme multiforme e variegato.

 

Interessante l'abolizione quasi totale della punteggiatura. Non vi è un inizio, né una fine. Una sorta di perenne “qui ed ora”, con spazio e tempo indefiniti.

 

Particolare.

 

 

 

Radiofaro di Antonella Jacoli - 2016 - 88 pagine - EURO 10,00

 

ISBN: 978-88-6644-291-2

 

 

 

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

 

Dove si posano gli aironi di Ornella Fiorentini

 

 

Un bel testo di narrativa al femminile, vissuto tra l'Italia e l'Argentina.

 

Dove si posano gli aironi di Ornella Fiorentini si rivela un interessante intreccio di dinamiche relazionali.

 

Malvina, la protagonista del libro, sa incarnare i vari ruoli della sua vita con forza, tenacia e grande personalità.

 

Figlia-orfana, matrigna-madre, amante-compagna... ma sopratutto grande “Donna”. Vera donna con la “D” maiuscola, che lotta, non si arrende, non smette mai di sperare e sognare. Al contrario, i personaggi maschili della storia appaiono deboli, rassegnati, con poca vitalità. Prevedibili.

 

Trama scorrevole e piacevole, nonostante i numerosi frammenti descrittivi.

 

Delicatamente velate le scene di sesso. Pudico erotismo che traspare dalle pagine del libro.

 

Inaspettata rivelazione del “senso” del titolo, nelle ultime pagine: Dove si posano gli aironi.

 

L'Argentina è una malinconica presenza costante del testo. Così come il tango. Ballato, suonato ed intensamente vissuto.

 

 

Dove si posano gli aironi di Ornella Fiorentini

 

Edizioni Helicon - ISBN 8864662952 - Aprile 2015 - Pagine 142

 

 

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

La maledizione dell'artista di Carla Menon

 

 

 

La maledizione dell' artista, terzo romanzo della professoressa Carla Menon, si rivela un testo raffinato e avvincente, dai risvolti inaspettati.

 

Interessante lo spazio temporale su cui si snoda la trama: una sorta di varie pagine di diario scritte tra il 1914 e il 1990 districate principalmente tra Mantova, Roma, Berlino e Monaco di Baviera.

 

Il pittore Caravaggio con le sue tele sono il filo conduttore dell'opera. L'incredulità di San Tommaso, Bacchino malato, I bari, San Girolamo scrivente... giusto per citarne alcuni.

 

Ma, la vera sorpresa del libro, riguarda il protagonista. Non si tratta né del professore di storia dell'arte Alfredo Storani, ancor meno del suo allievo Rodolfo Boschetti, come risulterebbe dalla lettura e dalla logica.

 

La vera e assoluta protagonista dell'opera è semplicemente... l'arte.

 

L'arte del pittore, dei quadri, dell'emozioni che suscita attraverso i personaggi della storia. Stupore, incredulità, mistero, angoscia... sensazioni che pervadono l'anima del lettore che sfoglia le pagine di questo romanzo.

 

Libro dal lessico curato e elegante. Descrizioni e dialoghi adeguati alla trama.

 

Epilogo inaspettato...

 

 

 

 

La maledizione dell'artista di Carla Menon

 

 

Mazzanti Libri 2016 - ISBN 9788898109760

eBook € 9,99 libro €18,00

 

 

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

 

CAMILLA e il respiro della vita

di Manuela Rosso e Silvana Soulier

 

 

 

Un breve testo che va dritto alle corde del cuore per la sua semplicità.

 

CAMILLA e il respiro della vita è una testimonianza diretta del dolore, delle sofferenze e paure di una madre... ma sopratutto, del suo grande coraggio.

 

Sì, il coraggio di andare avanti, nonostante la propria figlia sia nata cerebrolesa.

 

Questo libricino è il fedele diario di Manuela, madre di Camilla, dalla nascita della sua bimba, al primo giorno di scuola elementare.

 

Trenta pagine intimistiche. Narrazione scorrevole, pulita e lineare.

 

Desta rabbia il capitolo dedicato alla burocrazia assistenziale. Vergognoso e inesorabile “girone dantesco”. L'infernale labirinto in cui districarsi per far valere i propri diritti, si rivela un'ardua impresa.

 

Intense e riflessive le pagine dedicate al concetto di “morte”.

 

Nonostante tutto, quel che colpisce di questo libro è l'ottimismo; l'essere positivi a dispetto delle palesi difficoltà quotidiane nel gestire la disabilità. Un bellissimo esempio di amore e speranza.

 

Da leggere.

 

 

Alzani Editore

 

ISBN 9788881705146 - pagine 35 - 2015 - prezzo euro 8,00

 

 

Per acquistare il libro contattare le autrici:

 

manuela.rosso73@gmail.com

 

 

silvanas1972@libero.it.

 

 

Il ricavato dalle vendite verrà devoluto alla onlus ARTeMio dell’ospedale Gaslini di Genova.

 

 

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

Miracolo a Piombino di Gordiano Lupi

Candidato al Premio Strega 2016

 

 

Miracolo a Piombino (Historica edizioni) è, a mio giudizio, il romanzo più lieve, delicato e poetico di Gordiano Lupi. Un piccolo Capolavoro di 140 pagine circa, un romanzo che fa abile commistione di quelle tematiche care a Luis Sepúlveda, Antoine de Saint-Exupéry, Dino Buzzati. Ma nella scrittura di Gordiano Lupi è anche possibile riscontrare una vena dolcemente malinconica che strizza l’occhio a quel piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro, oltreché all’immarcescibilità dell’amore, quello tragico e romantico di Johann Wolfgang von Goethe.


Miracolo a Piombino
è una storia semplice, che non ha l’assurda pretesa d’insegnare alcunché a nessuno, pur accogliendo in sé una ben nota morale – che, purtroppo, oggi, in questo nostro presente storico sempre più contaminato dalla balordaggine di un egoismo avvitato su sé stesso, abbiamo noi dimenticato: volare, imparare a volare, continuare a volare contro tutto e tutti, anche quando sembra che il cielo ci frani addosso e che tutti gli dèi ci additino la strada per l’esilio, per una disperazione senza fine. In Miracolo a Piombino il tema dominante è il dolore esistenziale, lo stesso che Paul Nizan, in “Aden Arabia”, sintetizzò con dure e veritiere parole: “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. Tutto congiura per mandare il giovane alla rovina: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra gli adulti. E’ duro imparare la propria parte nel mondo”.

Marco è un adolescente e un anticonformista. La ribellione che si annida nel suo animo, Marco un po’ se la conosce e un po’ no, una cosa però la sa con piena certezza: se non si è capaci di comprendere sé stessi, non sarà mai possibile comprendere gli altri. Marco non si nasconde dietro un dito, riconosce che l’adolescenza lo spinge a naufragare nel mare magnum di una inadeguatezza “temuta e aspettata”. Marco ama i cantautori, i poeti, e in particolar modo ama Francesco Guccini e Fabrizio De André, che Gordiano Lupi non manca mai di citare, quasi sempre a forti dosi, attraverso le loro canzoni-poesie, nel corpus narrativo. Parallelamente alla storia del giovane Marco corre la storia del gabbiano Robert, un gabbiano votato alla solitudine che non crede nella legge dell’appartenenza a un gruppo, né alla misericordia e alla bontà della Natura.


Miracolo a Piombino si configura come una favola moderna dove al meccanicismo si oppone una ben misurata dose di materialismo dialettico, ne consegue che la mente e la coscienza non possono esistere disgiuntamente dal corpo. Citando Friedrich Engels, “ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo a una nuova sintesi che risolve le contraddizioni precedenti e genera le sue proprie contraddizioni”; è fuor di dubbio che il lavoro di

Gordiano Lupi si risolve attraverso un sistema di contraddizioni, talvolta, ma solo in parte, volutamente inficiate da una carica romantica. E non a caso, l’autore cita anche il controverso film post-sessantottino diretto da Fernando Di Leo, “Avere vent’anni”, con Gloria Guida e Lilli Carati.

 

Miracolo a Piombino. Storia di Marco e di un gabbiano - Gordiano Lupi - Historica edizioni - 1ma edizione: 2015 - ISBN: 9788899241452 - pagine: 152 - prezzo: 12 euro

 

 

Recensione a cura di Beppe Iannozzi

 

 

 

 

 

La notte della Donna Nera di Marco Candida

Non è Simenon, ma è interessante

 

 

 

Essere o non essere come Maigret, questo è il dilemma! Con La notte della Donna Nera (Il Foglio letterario), Marco Candida dà corpo a un thriller che mette a nudo il cuore nero di certe donne: e sulla scena la sempiterna battaglia del sesso. Nella batracomiomachia che è ne La notte della Donna Nera, tra le righe, non è possibile non riconoscere il germe del pensiero di Michel Foucault, perché il sesso conduce al potere e alla morte anche.

 

Da diversi anni, l’Ispettore Balti segue il caso della Donna Nera, un serial killer le cui vittime vengono decapitate. La Donna Nera uccide uomini, gli stacca la testa di netto e porta via i loro colli. Il perché nessuno lo sa, così come nessuno ha la benché minima idea di chi possa mai essere questa donna-demonio. Tornando a casa dall’ufficio, Balti la incontra nel suo appartamento. Come abbia fatto a entrare, Cristiano Balti non lo sa, sa però che è lui che lei vuole. Nella vita dell’Ispettore principalmente tre donne: sua sorella Paolina, l’ex moglie Elma, la figlia Selene. E tutt’e tre avrebbero dei buoni motivi per volerlo morto. Suo malgrado, l’Ispettore Balti sarà costretto a raccontare delle sue donne alla Donna Nera, che intende organizzare il suo stesso omicidio. Il piano è tanto chiaro quanto spregiudicato: dovrà essere uno dei suoi nemici, una delle tre donne a far fuori, una volta per tutte, Balti.

 

Marco Candida, un po’ scherzando – pesantemente però, come Quentin Tarantino in Kil Bill -, un po’ filosofeggiando sul perché e sul percome le donne finiscano col diventare le donne che ci meritiamo, ci suggerisce l’idea che, alla fin dei conti, “uomini e donne si determinano a vicenda”. E se questa verità ce l’ha un senso, è anche vero che le solitudini, siano esse progettate a tavolino o dovute al Caso che con noi gioca come birilli, non poche volte ci conducono sull’orlo di una abissale follia.

 

Ne La notte della Donna Nera non ci sono eroi, tutti sono vittime e tutti sono a loro modo piegati, piagati da una smania di protagonismo che li allontana da sé stessi, dalla bellezza. Un romanzo di rottura questo di Marco Candida rispetto ai suoi precedenti lavori, anche se, ad onor del vero, non è la prima volta che l’autore si cimenta con la narrativa di genere. Il risultato, se non è quello di un novello Georges Simenon, è comunque interessante.

 


Marco Candida ha pubblicato nove romanzi e una raccolta di racconti. Nel 2011 è stato inserito nell'antologia americana Best European Fiction a cura di Aleksandar Hemon per Dalkey Archive Press.

 

Il blog di Marco Candida:

 

 


La notte della donna nera. Dimmi chi sono i tuoi nemici - Marco Candida - 1ma edizione: 2016 - Il Foglio letterario - collana: narrativa - Isbn: 9788876065835 - pagine 215 - prezzo: 12 euro

 

Recensione a cura di Beppe Iannozzi

 

 

 

 

 

Angeli Caduti di Beppe Iannozzi

 

 

Il cristo e l’anticristo si fondono in un insieme variegato di anime perse, gli Angeli caduti per l’appunto.

Il dolore, la morte, la paura, la diversità… facce della stessa medaglia.

Storie di ordinaria inquietudine d’animo. A volte follia pura, spesso brutale, altre… apparente normalità.

Trame mai banali, vicende che sembrano vissute con i propri occhi, nella loro cruda narrazione. Linguaggio diretto, aspro, senza inutili fronzoli.

Un senso di mistica liberazione trasuda “Amen” primo brano della raccolta. Una sorta di preghiera recitata di getto (non vi è alcun punto di sospensione in tutte le quattro pagine del racconto) con sana e lucida follia da un senzatetto.

Episodi a tinte forti, come nel racconto “Istantanea”, che si alternano a una dimensione più delicata e intimistica del brano “Vincent il vecchio”, narrato con una lieve punta di dolcezza.

Per poi arrivare al racconto “La morte di Bocca di Rosa”, vero pugno nello stomaco, dove l’umano e il disumano diventano un’orribile cosa sola.

Piacevoli break la citazione di alcuni noti testi musicali. Da Peter Gabriel ai Clash.

Un libro da leggere e rileggere… per comprenderne appieno le molteplici chiavi di lettura.

A mio avviso, una realistica fotografia dell’attuale degrado in cui versa l’intera umanità.

 

Cicorivolta edizioni

 

ISBN 9788897424567 pagine: 230 ©2012 prezzo: € 13,00

 

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

 

Finchè non cala il buio di Charlaine Harris

 

Un libro che ha il pregio di essere leggero, ironico e fantasioso senza trascendere con spargimenti di sangue, nonostante faccia parte della serie True Blood.

 

Ho sempre avuto dei pregiudizi verso il genere fantasy, ma il fato ha voluto che dimenticassi i libri destinati alle vacanze e quindi ho puntato su un genere per me nuovo, attratto dai premi e dalla popolarità della scrittrice.

 

La protagonista, Sookie, è una persona capace di leggere i pensieri degli altri ed è quindi sommersa continuamente di voci e immagini altrui ovunque vada finchè incontra Bill, un vampiro, di cui non riesce (finalmente) a sentire alcun pensiero.

Sookie convive col suo "dono", con la sua diversità che la isola dagli altri.

E' però sempre ironica, pungente, legata al suo piccolo mondo familiare ed al bar dove lavora.

 

L'autrice dipinge i vampiri meno oscuri, truculenti e a farli convivere con gli umani in un surreale mix di antiche leggende e bevande a base di sangue artificiale.

Questi vampiri sono proprio come ce li aspettiamo: assetati di sangue, ma si accontentano anche di comode bottigline di liquido rosso che trovano in vendita ovunque. Hanno la capacità di ammaliare le loro prede che siano esse per cibo o per sesso, le loro gerarchie sono fatte di potere ed età, hanno forza smisurata e solo i classici limiti di non sopportare la luce del giorno, l’aglio e l’argento.

 

La trama essenzialmente intreccia un giallo per scoprire una sequenza di morti sospette e l’improbabile storia d’amore tra Sookie e Bill, mantenendosi leggera, accattivante e divertente.

 

Ne è stata tratta anche una versione televisiva a puntate di successo, già alla seconda serie, che conferma l'immediatezza della storia e soprattutto del personaggio principale, Sookie, che risulta misteriosa, affascinante e simpatica dalla prima impressione.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

L'elefante scomparso
L'elefante scomparso

 

 

L'elefante scomparso e altri racconti di Haruki Murakami

 

Una serie di racconti surreali sul filo della follia, ma assolutamente realistici.

 

L'autore riesce a dare forma alle nostre paure, alle inquietudini, ai desideri di uomini e donne costruendo delle storie che ci portano in uno stato di oblio, lasciando scorrere nelle nostre vene il sangue dei protagonisti.

Così sentiamo battere il cuore affannosamente per esseri della nostra fantasia, ricordi lontani, tempi che sono sospesi.

 

In un racconto c'è un uomo che legge e risponde a reclami su prodotti.

In quelle lettere cerca e trova l'esigenza delle persone di essere ascoltati, vissuti.

Così instaura nel più surreale dei modi una relazione sociale con una "reclamante"...

 

In un altro, ma sono tutti degni di nota, c'è una coppia di giovani benestanti che va in giro ad appiccare incendi ai granai.

Scientificamente, senza far danni a persone, scelgono quale bruciare ed il protagonista che si trova a parlare con loro tenta di capire il perchè.

Se ce n'è uno.

 

Dal racconto “Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina d’aprile” merita la citazione questa frase:

 

“Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte e quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?” “Sì, sono d’accordo”, rispose la ragazza.

 

Sono racconti a volte delicati, commoventi, che non vogliono shockare il lettore ma accompagnarlo in questo viaggio verso il limite tra realtà e sogno, tra ragione e follia.

Così, dopo averlo letto tutto, viene voglia di aprirlo a caso e tuffarsi ancora una volta in un mondo che non c'è.

O c'è.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

Il piccolo principe
Il piccolo principe

 

 

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

 

Un libro per bambini di tutte le età e per adulti che hanno dimenticato d’esserlo stato, perché non è mai troppo tardi per apprezzare la nostra vita.

 

Il punto più famoso del libro è “addomesticare” una persona; basterebbe questo concetto espresso con semplicità disarmante a dare senso alla sua lettura.

Addomesticare è prendersi cura ed essere responsabile di una persona (un animale, un fiore...), stabilire una relazione di bene reciproco che lega per sempre due persone.

Per sempre io intendo che resteranno i segni di quel rapporto nell’altra persona per sempre, anche se è distante migliaia di km, anche se è distante dai nostri giorni.

 

Il libro è costellato di piccoli esempi di come sprechiamo il nostro tempo inseguendo pensieri inutili, dispendiosi, dannosi per noi stessi, che non fanno il nostro bene e quello degli altri.

 

Consiglio di leggerlo molto lentamente, non solo perché è molto breve (!) ma perché fondamentalmente spesso lasciamo correre le parole semplici ed invece qui nascondono concetti importanti.

 

Il bambino che fa domande, non accettando l’evidenza formale, ma cercando risposte nuove, è l’ideale al quale dovremmo tutti tendere.

Non abituarsi, non assuefarsi alle brutture e nemmeno all’amore.

La bruttura va riconosciuta e combattuta, ognuno a suo modo, mentre per l’amore bisogna combattere, conquistare, proteggere, tenerlo acceso con pazienza e passione.

Un libro che pone domande le cui risposte si trovano nel nostro cuore.

Ascoltiamolo.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

L'abito di piume
L'abito di piume

 

 

L’abito di piume di Banana Yoshimoto

 

 

 

Un fiume, una ragazza, un paese intorno e tanti sogni ad occhi aperti: è il cocktail che rende questo libro godibile.

 

Il titolo originale del romanzo "Hagoromo" (letteralmente: abito di piume) indica un particolare tipo di kimono leggerissimo con dei lunghi nastri indossato dalle tennyo, sorta di donne-angelo, che serviva per volare tra il mondo terreno e l'aldilà.

 

Proprio come una bevanda, sorseggiata, prima rinfresca con il suo racconto di questa adolescente che vive nell'ombra del suo amante a Tokio. Qui si annulla completamente nell’amore per un uomo che la ricambia pur avendo una famiglia, che non lascerà mai. Ferita dalla fine di questa storia comincerà questo viaggio verso il recupero di se stessa.

 

Ai sorsi seguenti comincia il vero piacere, quando si entra nella complessa personalità dei ragazzi con i loro dubbi sul futuro ignoto, sul presente grigio e sul passato da archiviare.

 

Il fiume, avvolge il paesino e le persone. Hotaru comincia a pensare a se stessa, ai suoi desideri, si circonda di un amica, della nonna, sogni che ricostruiscono poco a poco la fiducia in se stessa e nelle persone che incontra.

Piccoli piaceri quotidiani, il sapore della famiglia e di un passato troppo presto definito da bambina, riaffiorano poco a poco per rivestirla di un abito leggero, di un tepore che aveva dimenticato.

 

Il sogno è lo strumento usato da Yoshimoto per legare i pezzi delle tante storie che, sospese come nuvole, vivono nel paesino incantato eppure così normale.

Gli ultimi sorsi lasciano in bocca il sapore di una sensazione di completezza: il cerchio si è chiuso per aprirne uno nuovo, lasciandoci seduti sull'erba a guardare il fiume e ad ascoltare noi.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado

 

Gabriella
Gabriella

Un grande romanzo sociale che ruota intorno a Gabriella, mulatta senza passato e senza futuro, istintiva e ingenua, immersa da Amado tra i mille personaggi che animano lo Stato di Bahia.

 

Gabriella profuma di garofano e cannella, è bella e incontra Nacib un giorno al mercato degli schiavi.

Gabriella è sporca, spettinata, eppure lui vede qualcosa di unico, da salvare, da domare, incantato dalla sua prorompente sensualità.

 

E’ una delle tante figure che arrivano dalle campagne fino in città per sfuggire alla fame, attirati dal facile guadagno, dalla modernità, dai miti e dalle bugie.

Le sue vicende si mescolano agli intrighi della cittadina, ai mutamenti sociali, alle terribili lotte tra i fazendeiros per il predominio del mercato del cacao.

La città è animata, vive l’esplosione del benessere, tentacolare e colorata, macina le persone e stritola i sentimenti, combattuta tra le famiglie importanti di Bahia e i nuovi padroni.

 

Gabriella cammina a piedi scalzi per la strada, in casa.

Lei danza, canta quando è felice o quando vuole allontanare la malinconia.

Nacib l'assume come cuoca, rendendola ben presto regina della sua vasta casa ma Gabriella, selvatica e ingenua, non apprezza perché non sono questi i suoi valori.

L'amore per lei è un fatto spontaneo: Gabriella ama Nacib, ma si dona anche ad altri, senza alcuna malizia.

 

Così Amado riesce a fare luce con lo sguardo di Gabriella sui personaggi, i colori, i profumi dello stato di Bahia all'inizio del secolo: un romanzo bello come un quadro nel quale si scorge sempre un nuovo dettaglio dal quale farci affascinare.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Casa di bambola di Henrik Ibsen

Casa di Bambola
Casa di Bambola

 

Un capolavoro dell'800 quanto mai attuale sullo stato della donna nella società e nel matrimonio, sul sottile confine che separa l'apparenza dalla realtà.

 

Una serie di fatti, episodi, possono essere interpretati in maniera diversa a seconda se siamo protagonisti o spettatori?

Sì, sempre. Ma Ibsen pone l'accento sul divario tra quello che è, e quello che si vede.

 

Una donna che sacrifica la propria vita per la famiglia e per il marito in particolare, pur commettendo delle azioni di cui avrebbe fatto a meno è forse più colpevole di chi la giudica solo con i parametri che la società di allora (e di oggi) impone?

Per una donna ancor più.

Il lettore sceglie da quale parte stare, comodamente o scomodamente.

 

Le parole di Nora sembrano scritte oggi, attuali.

Scuotono la coscienza senza retorica e impongono una domanda: scegliamo come vivere la nostra vita o seguiamo i binari scelti senza chiederci se andiamo dove desideriamo?

 

Su questi binari si svolge la vita di Nora, che serba un pesante fardello col sorriso ed elargendo amore alla sua famiglia, interpretando ciò che il marito desidera ma che non apprezza fin quando rischia di perderla.

 

E’ un dramma sulla condizione della donna, da rileggere soprattutto ora che tante conquiste della società civile sono di nuovo messe in discussione.

 

  

  

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

Seta
Seta

 

 

 

Seta di Alessandro Baricco

 

Libro semplice, e per questo stupendo. Una storia d’amore che lascia il segno nell’animo del lettore per darne nuova linfa, nuovo vigore che l’amante porta con sé, finita l’ultima pagina.

 

Un uomo, una donna, un lavoro.

Il lavoro che porta via l'uomo dalla donna.

Un'altra donna.

Il lavoro che lo porta via da questa donna.

E alla fine resta il lavoro e una donna, o due, o nessuna.

 

Consiglio di leggerlo lentamente, parola dopo parola, per sentire l'intensità degli occhi, la lentezza dei gesti, la forza dei sentimenti.

 

C'è una gabbia piena d’uccelli colorati, variopinti, di foggia e taglia diversa.

Sono i nostri pensieri, che collezioniamo con cura, che raccogliamo lungo il cammino della vita anziché viverli, ogni cosa a suo tempo.

Arriva sempre un giorno in cui ci sarà un motivo per farli volare via, rischiare che molti non tornino più, per vederne qualcuno tornare, libero, da noi.

 

E c'è sempre un mezzo, una persona attraverso la quale questo succede.

Strumenti inconsapevoli di questa storia d'amore che adagio permea il lettore, cambiandone l'espressione fino ad arrivare dritta al cuore.

 

La seta scivola dolcemente sul corpo, ne avvolge e copia le forme, per poi cadere lasciandoci la sensazione che sia ancora lì, come gli amori con la A maiuscola.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Giro di vento di Andrea De Carlo

Giro di vento
Giro di vento

 

Libro "minore" della produzione di Andrea De Carlo che tocca tematiche a metà tra il ritorno alla vita pre-tecnologica e l'insoddisfazione di un gruppo di professionisti.

 

I protagonisti si trovano in una zona isolata e sperduta dove dovevano vedere un immobile da acquistare, ma delle vicissitudini li portano a trascorrere la notte presso l’abitazione di alcune persone che vivono senza il supporto delle modernità.

 

L’inevitabile disorientamento dei professionisti e il disprezzo reciproco dei due gruppi di persone è il leit-motiv del racconto: due stili di vita che si confrontano, si criticano, si toccano.

 

Naturalmente mi sono immedesimato in uno dei moderni, intelligenti, furbi soggetti che alle prese con delle piccole difficoltà pratiche vanno in ansia, dimenticando di accendere il cervello prima del cellulare. Risultiamo comici se non ridicoli quando le nostre certezze, abitudini, vengono meno ma un poco alla volta scalfiscono il calcare depositato sui nostri istinti primordiali.

 

Il linguaggio universale, che permette di comunicare a due persone diverse, è sempre lo stesso: l’amore, a patto di voler ascoltare, mettersi in gioco.

 

E’ una lettura leggera con qualche riflessione sulla routine delle nostre giornate, che spesso mette da parte quel che non si omologa, relegandolo nel dimenticatoio dei rimpianti.

 

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Broken Barbie di Alessandra Amitrano

Broken Barbie
Broken Barbie

 

 

Viaggio nell'universo adolescenziale, sullo sfondo di una Napoli da stereotipi, di una ragazza alla ricerca continua di nuove esperienze che cade un gradino sempre più in basso.

 

Sono stato sempre affascinato dalle persone con un lato oscuro, che come la protagonista del libro, tentano di convivere con esso alternando la maschera di brava ragazza, attaccata alla famiglia, covando propositi di vendetta, turbamenti e domande che investono chi tenta di plasmare la propria vita nel proprio universo.

 

Ragazze da salvare, che non vogliono essere salvate ma che ti guardano con i loro occhi di fuoco come a dire: “vieni, provaci... ma potresti scottarti”.

 

A quel punto i vari protagonisti che lei incontra decidono, ognuno a proprio modo, quanto rischiare, quanto avvicinarsi a quest'anima tagliente che luccica come un vetro insanguinato al sole.

 

Ma è sempre lei che decide cosa farne di questi uomini (non è sempre così?), inconsapevoli d'essere comparse di qualcosa di grande che non capiscono, ma li affascina e si rendono ridicoli, meschini, quando non sanno trovare il linguaggio e il contatto con questa Broken Barbie.

 

Il libro sfiora i problemi di peso dei ragazzi (anoressia, bulimia) che sono solo manifestazioni di malesseri interiori che dovremmo imparare a riconoscere, leggendo queste pagine e guardando negli occhi quegli occhi di cui non reggiamo lo sguardo ma che catalizzano i nostri pensieri.

 

Libro che non fa annoiare, da fagocitare e rileggere per assaporarne le sfumature che, incredibilmente un giorno, prenderanno forma in una persona accanto a noi.

 

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

Cappotto a Giove
Cappotto a Giove

 

 

Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore di Ludovica Radif

 

 

 “Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore” è un testo creativo, originale, unico nel suo genere. Più che un libro, trattasi di un divertente gioco da tavolo.

ANFITRIONE, SOSIA, DIO MERCURIO, BROMIA, GIOVE, ALCMENA… 

I personaggi della commedia plautina prendono vita utilizzando le cinquantadue + cinque carte (con testi figurati) che compongono il libro.

Così prendono forma le commedie della beffa, del romanzesco, dell'agnizione, dei sosia e dei caratteri, tipiche della poetica di Plauto, dove spesso ricorre lo schema dell'intrigo amoroso, con un giovane che si innamora di una donna.

La grande comicità generata dalle commedie di Plauto è prodotta da diversi fattori: un’oculata scelta del lessico, un sapiente utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano e una fantasiosa ricerca di situazioni che possano generare l’effetto comico.

È grazie all’unione di queste trovate che si ha lo straordinario effetto dell’elemento comico che traspare da ogni gesto e da ogni parola dei personaggi.   

Personaggi che rivivono in un mazzo di carte, pronti per essere miscelati e reinventati in mille modi.  

Un modo simpatico e divertente per avvicinare le persone, soprattutto i giovani, all’antica e sublime arte del teatro.

 “Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore” offre l’occasione per trascorrere una piacevole e divertente serata in compagnia dei “mitici e intramontabili” personaggi della commedia plautina.

Tentare un “Cappotto a giove” non è poi così difficile… provare per credere!

Un libro veramente particolare…                                      

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso