STEFANO DELFINO

 

 

 

 

1 - Cosa rappresenta per la Liguria il Festival Teatrale di Borgio Verezzi, rassegna tra le più longeve d'Italia?

 

 

R. Credo che costituisca un “valore aggiunto”, una risorsa preziosa da tutelare, anche nell’ottica del turismo di qualità, per la sua “offerta” culturale, rivolta non soltanto ai residenti, ma anche agli ospiti estivi. E’ un modo, inoltre, di fare promozione al territorio e di esportare il nome di Borgio Verezzi (e con esso quella della regione di appartenenza), durante la stagione invernale, in molti teatri italiani, attraverso gli spettacoli proposti, che sono quasi tutti in “prima nazionale” e, quindi, dopo il debutto, vanno in tournée.

 

 

2 - La cinquantesima edizione del Festival è dedicata a Gilberto Govi. In questi tempi di crisi, secondo lei, si sente di più il bisogno di allegria e spensieratezza?

 

 

R. Certamente, il clima generale (alimentato, solo per fare qualche esempio, dalle difficoltà economiche, dalla paura del terrorismo, dalle incognite sul futuro delle giovani generazioni) non induce al sorriso. E allora ben vengano spettacoli che offrono qualche momento di distensione e allegria, tanto più nel periodo delle vacanze. Ma, se quest’anno le commedie sono state privilegiate sulle tragedie, è dipeso prevalentemente dal fatto che il Cinquantennale è stato inteso come una festa. Il programma, comunque, non è del tutto “leggero”, perché, tra gli umani sentimenti del filo conduttore, ci sono anche le dinamiche familiari e di convenienza in “Parenti serpenti” e “Sorelle Materassi”, i desideri di riscatto, dignità e libertà anche attraverso la ribellione in “Padiglione 40” e, nei due “gialli” (“Dieci piccoli indiani” e “Serial killer per signora), i sentimenti dell’invidia, della paura e del sospetto.

 

 

3 - Anche quest'anno è presente in cartellone uno spettacolo interpretato da attori detenuti del carcere Marassi di Genova. Come è nata questa collaborazione?

 

 

R. E’ nata casualmente, attraverso Jurij Ferrini, che (come quest’anno con “I manezzi”) aveva provato “Colpi di timone” di Govi all’interno del carcere di Marassi, nel teatro allora in costruzione, e aveva “ingaggiato” in compagnia uno degli attori-detenuti, particolarmente indicato per la parte. Da lì, incontrando Sandro Baldacci, il regista della Compagnia Scatenati – di cui avevo solo sentito parlare -, e Mirella Cannata, la presidente dell’Associazione Teatro Necessario Onlus, è sgorgata l’idea di ospitare al Festival lo spettacolo di loro produzione, anche se già presentato a Genova e non è una “prima” (l’eccezione che conferma la regola…): è accaduto lo scorso anno con la divertente commedia musicale “Angeli con la pistola”, uno dei momenti più piacevoli di quella edizione, culminato nel commovente, spontaneo applauso rivolto dagli spettatori ancora presenti sui balconi e sulle terrazze ai detenuti che, incolonnati, lasciavano piazza Sant’Agostino per recarsi a cena; si ripeterà adesso, con “Padiglione 40”, una vicenda drammatica, liberamente ispirata a “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Logisticamente, non è un’iniziativa semplice da realizzare e sia lode per questo alla Direzione del penitenziario: ma per noi è motivo di orgoglio, per il risvolto sociale dell’operazione.

 

 

4 - Novità di questa edizione, rassegna nella rassegna, l'evento “Palco ai giovani”; il teatro può essere un valido terreno fertile per le nuove generazioni?

 

 

R. In occasione del Cinquantenario e nell’ottica di un passaggio di testimone, c’è stata ancor più attenzione che in passato ai giovani. Non più, quindi, soltanto l’isolata rappresentazione sul palcoscenico di Verezzi degli spettacoli più significativi della rassegna studentesca “Ragazzi sul palco”, programmata in primavera al teatro Gassman, ma anche due altri eventi, inseriti nel trittico di anteprime. Sono la presenza dei giovani allievi dei laboratori del Barone Rampante di Borgio Verezzi, impegnati con i loro docenti, tutti attori professionisti, in ”Romeo e Giulietta”, omaggio a Shakespeare, l’autore più rappresentato in assoluto nella storia del Festival (31 volte), nel 400° anniversario della morte; e il Concerto inaugurale con Note Libere, l’Orchestra Giovanile del Ponente Ligure, che eseguirà un programma incentrato sulle musiche di scena di alcuni spettacoli “storici” del Festival. Speriamo che questa “apertura” possa incoraggiare i ragazzi della nuove generazioni ad appassionarsi al teatro e alla musica, se non per esserne protagonisti almeno per diventarne attenti e consapevoli fruitori.

 

 

5 - Prospettive future?

 

 

R. Bisognerebbe avere la sfera di cristallo. Per quel che mi riguarda, il mio incarico termina ad agosto e non so proprio se sarà rinnovato. Dopo 15 anni, subentra un po’ di stanchezza, soprattutto in presenza di sempre più pesanti restrizioni finanziarie nel budget a disposizione (per fare un esempio, soltanto di contributi pubblici o di fondazioni bancarie, negli ultimi cinque anni sono sfumati 150 mila euro) e di una burocrazia che pone “paletti” spesso assurdi. Comunque, al di là delle oggettive difficoltà, è stato importante aver tagliato il traguardo del mezzo secolo di vita, che solo altri quattro Festival italiani, sinora, avevano raggiunto. Chiunque sarà al timone, il 50° potrebbe essere un punto di partenza per ripensare la manifestazione e darle una struttura diversa, più facilmente gestibile.

 

 

Piccola Biografia

 

 

Stefano Delfino è nato a New York nel 1947.

 

Giornalista de La Stampa, per trent’anni responsabile della redazione di Imperia, è stato anche corrispondente Rai per la provincia di Imperia.

 

Autore di vari libri di narrativa, tra cui, “Quel profumo di mandarini", "Non soldi, ma cioccolato", "Dundindei?", "Quarti di luna”.

 

Dal 2002 è Direttore Artistico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, alla cui organizzazione collabora dal 1973.

 

 

 

Intervista a cura di Giovanna Amoroso - 29 giugno 2016